FdGBologna 2015: intervista Presidente Anteas

OGNUNO E’ RISORSA PER SE’ E PER GLI ALTRI

Anteas Emilia-Romagna una realtà dinamica e attiva in regione dai primi anni Novanta. Ora può contare su 23 associazioni aderenti, 3mila soci, 800 volontari con più di 100mila ore di prestazioni volontarie messe a disposizione di chi ha bisogno. Prendersi cura del prossimo in difficoltà, far incontrare e dialogare le generazioni, creare spazi di socialità, condividere esperienze di vita e promuovere la cultura della solidarietà sono alcune delle principali line d’intervento dell’associazione. A spiegare più nel dettaglio la realtà di Anteas Emilia-Romagna è la sua presidente regionale, Lidia Giombini.

D. Il Festival delle Generazioni svoltosi recentemente a Bologna è stato un momento importante rispetto alla riflessione su temi d’attualità quali lo sviluppo, il lavoro, l’uguaglianza, il nuovo welfare e il benessere. Che cosa significa far incontrare le generazioni?

R. “NE’ VECCHI NE’ GIOVANI: CITTADINI” è stato il tema scelto per il Festival delle Generazioni che si è svolto a Bologna il 9 e 10 Ottobre scorsi. Il Festival promosso da Fnp regionale Emilia-Romagna fa seguito a quello che ogni due anni organizza la Fnp Nazionale. L’obiettivo che l’iniziativa si è proposta è stato quello di unire le generazioni, far incontrare giovani, adulti, anziani e famiglie in piazza “grande”; cosi come il grande Lucio Dalla identificava la Piazza Maggiore situata nel centro della sua città. La fusione dei vari argomenti che sono stati trattati in questo storico avvenimento ha assunto maggior significato per la scelta di esser stati trattati all’esterno delle sedi sindacali, appunto in piazza, rendendo visibile e accessibile alla città i luoghi anche istituzionali, dove si sono svolti i vari appuntamenti. Intorno al lavoro, alla cultura, allo sport, all’associazionismo, ai servizi sociali, alla salute, al benessere delle persone, si è riscontrato interesse e partecipazione di tanti cittadini, uomini, donne e bambini che sono stati il vero valore aggiunto di questo Festival. Così come lo sono stati i tanti volontari Anteas e Fnp (più di 250) che si sono resi disponibili per assicurare il buon funzionamento dell’iniziativa. Anche per loro questa è stata un’occasione per intensificare le relazioni e le conoscenze reciproche.

D. Quale valore aggiunto sociale può generare il festival?

R. Un vero ponte culturale, con messaggi di speranza che uniscono le diverse generazioni evidenziando quanto sia necessario il collegamento degli interessi trasversali a ciascuna categoria, denunciando la faziosità delle strumentalizzazioni che invece alimentano la separazione. Anche Anteas regionale si è inserita nella programmazione del Festival con le sue iniziative, coinvolgendo più di 500 giovani esterni al sindacato. Il Festival è stato presentato alla città in anteprima con un OPEN SPACE TECHONOLOGY, offrendo alla comunità un’occasione di dialogo e una raccolta d’idee per realizzare una città intergenerazionale, nella prospettiva di condividere la costruzione di un futuro migliore. Ci siamo presentati in Piazza Maggiore con un bigliardino e lo slogan “mettiamoci in gioco” per accogliere giovani e anziani, i quali si sono avvicinatati al nostro stand, curiosi e gioiosi di mettersi a confronto e in competizione con le specifiche esperienze! Dopo questo evento è stato messo in campo un ambizioso progetto regionale: i “libri viventi”. Questi hanno preso la forma di volto negli spazi della biblioteca storica ‘Sala Borsa’. Diversi libri e lettori, valorizzando le storie personali attraverso la relazione a tu per tu hanno coinvolto la cittadinanza. Un’iniziativa che ha visto Anteas regionale giocare il ruolo da protagonista.

D. Dallo scambio fra generazioni cosa può nascere in termini di progettualità sociale per la realtà locale?

R. Abbiamo contribuito ad allestire insieme ad Anolf e Iscos un laboratorio e un FLASH MOB, “1000 barche per il Mediterraneo”, come memoria e impegno contro le stragi di profughi che avvengono nei nostri mari. Con strumenti di ieri e i racconti fra generazioni abbiamo voluto sottolineare l’importanza del lavoro di squadra, del dialogo, della socializzazione e della cultura al fine di rafforzare la nostra rappresentanza e dare maggior vigore alle tante attività progettuali e sociali già avviate nei singoli territori. D. Anteas Emilia-Romagna su quali ambiti dell’azione sociale è impegnata? R. Anteas Emilia-Romagna è nata negli anni ‘90 con un coordinamento regionale, dal 1996 ha fatto riferimento a quello nazionale. Nel 2015 è nata anche Anteas Servizi (struttura che ha come presidente Alberico Cerbari) che integra la sua attività a quella del volontariato sociale, turismo sociale e responsabile. Attualmente, in regione siamo presenti con 23 associazioni. Ci muoviamo laddove emergono bisogni, diamo aiuto relazionale basato sulla gratuità, con una mission rivolta a contrastare forme di esclusione sociale, migliorare la qualità della vita, diffondere cultura e pratica della solidarietà, trasversale a tutte le età; con alla base un messaggio forte così espresso: “ognuno è risorsa per se è per altri!”. In particolare, Anteas regionale offre coordinamento, sostegno alle attività di progettazione, formazione, consulenza amministrativa e legislativa, proselitismo, tesseramento, comunicazione, pubblicità.

D. Quali sono i progetti più importanti sui quali è impegnata?

R. L’azione di Anteas Emilia-Romagna si caratterizza rispetto ad alcuni progetti specifici: i libri viventi, il coinvolgimento degli studenti universitari, l’accoglienza, gli stage offerti a giovani provenienti da altre nazioni, la progettazione con alcuni enti locali per ricostruire comunità solidali.

D. Quali sono i numeri di Anteas Emilia-Romagna?

R. Sui territori sono presenti 3mila soci e 800 volontari con più di 100mila ore di prestazioni volontarie messe a disposizione nel 2014. Siamo attivi con 31 ambulatori sociali che erogano piccoli interventi quali: orientamento nella giungla sanitaria e assistenziale, supporto alle persone nel proprio domicilio anche mediante la consegna di farmaci, presenza nei centri anziani, trasporto sociale che ci vede coinvolti con 36 mezzi attrezzati, 115 autisti e 8.968 trasferimenti effettuati.

D. Quali interventi e progetti per il prossimo futuro?

R. Significativi ed efficaci per Anteas come per Fnp sono i diversi contatti telefonici (più di 5mila) e l’accoglienza nelle sedi di riferimento. Importanti sono anche i servizi di educazione alimentare, ginnastica, valorizzazione della memoria, alfabetizzazione, corsi d’italiano per stranieri e università per la terza età. Questi sono progetti formativi e informativi che fanno parte della nostra quotidianità e che si collegano alle iniziative organizzate nelle piazze, strutture sociali, scuole, finalizzate a socializzare le attività, ampliare le relazioni e a metterci in ascolto delle comunità e della gente. Con Anteas servizi, siamo in grado poi, d’integrare le attività rivolte al turismo sociale e responsabile.

D. Guardando alla realtà locale quali sono le maggiori criticità in termini d'interventi sociali e su quale ambito si dovrebbe maggiormente intervenire?

R. Le difficoltà maggiori che si riscontrano nei territori riguardano l’ambito socio sanitario-assistenziale e dei servizi domiciliari, senza sottovalutare gli interventi rivolti ad arginare l’isolamento che vivono molte persone anziane e disabili. Si tratta di bisogni sempre più diversificati e individuali che trovano risposte insufficienti sia da parte delle istituzioni locali sia dalle stesse famiglie, le quali si caratterizzano sempre più con una composizione mono-nucleare.

D. Su quale ambito si dovrebbe maggiormente intervenire?

R. La collaborazione con la Cisl e la contrattazione sociale dei sindacati pensionati e delle categorie anche nelle aziende, può essere uno strumento in più per integrare e ampliare le tutele e gli interventi con l’obiettivo di alleviare disagi e povertà sempre più dilaganti. D. Infine, qual è il sogno da tradurre in realtà di Anteas Emilia- Romagna?

R. Consolidare il rapporto e la collaborazione con i pensionati sui territori, sviluppare nella confederazione, nelle categorie e nei servizi il valore e il senso di appartenenza comune per trasmettere anche agli associati la conoscenza delle nostre diverse attività e l’opportunità di vivere con noi momenti di solidarietà. Vedere riconosciuta la nostra associazione negli organismi confederali. Inoltre, a noi piace sognare un mondo in cui coloro che vivono situazioni di difficoltà non si sentano soli ad affrontarle, ma possano trovare nelle comunità risposte fraterne e solidali. Anteas può svolgere un ruolo da protagonista ed essere ulteriormente riferimento di benessere e sostegno sul territorio. Desideriamo ampliare la platea dei volontari con tanti giovani, valorizzando la definizione del nostro acronimo, ANTEAS-Associazione Nazionale di Tutte le Età Attive per la Solidarietà, facendo così in modo che anche il messaggio del Festival delle generazioni diventi un impegno quotidiano. Testo chiuso il 31 ottobre 2015